Il Brasile ha rivisto in basso le previsioni di crescita, la produzione industriale frena, i più ottimisti sperano solo in un +1,1% nel 2014. Buon risultato per un paese sviluppato ma non sufficiente per tirare fuori le favelas dalla miseria e sgominare ovunque il racket della droga, la prostituzione e il turismo sessuale che degrada città come Fortaleza. Il miracolo dei tempi del presidente Lula si insabbia, la sua erede Rousseff non riesce a ripartire. Benché il cliché turistico sul Brasile dipinga spiagge, Rio, Churrasco, samba, caipirinha e calcio, quando la Selecao fu sconfitta in casa dall’Uruguay nel 1950, milioni di brasiliani fuori dalle città, nella desolazione del Nord Este, nel sertao, la prateria arida dei banditi cangaceiros, eroi maledetti dei film di Glauber Rocha, non lo vennero neppure a sapere. Oggi la tv e il web rendono le imprese di Neymar e Julio Cesar ubique, ma solo una minoranza può comprare un biglietto per lo stadio, spesso per alcuni equivalenti a una settimana, o un mese, di salario. Ceti medi e professionali hanno accesso ai biglietti degli sponsor, i lavoratori no. A Fortaleza ho visto uno degli ufficiali della Polizia Federal implorare i giornalisti per un biglietto. Per questo i fischi alla cerimonia di apertura a San Paolo non hanno troppo infastidito la presidente Rousseff “Sono i ricchi, ci disprezzano, ma tanto non votano per noi comunque” commentano i suoi collaboratori.