Anche se in molti pensano che i social network riportano le nostre opinioni reali, per quel che riguarda la politica o questioni socio-economiche, in realtà non sembra essere così. Già negli anni ottanta la sociologa tedesca Elisabeth Noelle-Neumann nella sua teoria "La spirale del silenzio" denunciava il potere di persuasione che i mezzi di comunicazione di massa, soprattutto la Tv, hanno sull'opinione pubblica: per paura dell'isolamento dalla "presunta" maggioranza le opinioni minoritarie e dissenzienti si riducono al silenzio. La conseguenza è la delegittimazione sociale delle posizioni percepite come "estreme", il conformismo, e il rafforzamento di un'opinione pubblica "media" che cela i veri bisogni e le differenti prospettive.

I social media offrono realmente al dibattito politico uno spazio pubblico, obiettivo e credibile, che garantisce libertà d'espressione e di conseguenza lo sviluppo di una vera opinione pubblica?

Secondo un sondaggio condotto da Pew Research Center"I social media e la spirale del silenzio", anche Facebook e Twitter creano la spirale del silenzio.

L'indagine si è focalizzata sul valutare i commenti online e offline degli americani sul caso diplomatico delle rivelazioni di Edward Snowden sul programma di sorveglianza della NSA (National Security Agency).

Gli utenti sarebbero stati poco disposti ad esprimere opinioni in merito sui social (solo il 16% e il 14% sarebbe stato disposto a farlo) preferendo farlo di persona, face to face, in ambienti familiari o situazioni rassicuranti con amici. E' probabile che la propensione ad esprimere più liberamente il proprio punto di vista con parenti, amici o in gruppi ristretti di followers, dipenda dalla sicurezza che questo potrà essere da loro condiviso mentre la paura di un pubblico in disaccordo spingerebbe all'autocensura e alla riservatezza.

Il clima sociale e politico in cui le persone condividono le proprie opinioni dipende da molti fattori come, l'età, la cultura, la fiducia su quanto si conosce sul tema, l'intensità delle proprie opinioni, gli ambienti, ma soprattutto quello che sembra incidere in modo rilevante sui commenti online sono le aspettative sulle reazioni di accordo o disaccordo di chi ci segue.

Per capire quanto i social sono stati fonte di notizie per il caso Datagate è stato chiesto agli intervistati in che modo si sono informati:

- il 58% in Tv o radio

- il 34% ha appreso le notizie da fonti online non social

- il 31% da amici o familiari

- il 19% dalla carta stampata

- il 15% su Facebook

- e solo il 13% su Twitter

Questo studio è concentrato su un caso specifico e non è esaustivo per delineare una teoria generalista su come le questioni di dominio politico-pubblico vengono discusse sui social. C'è da considerare però che spesso si preferisce non "esporsi troppo" per molti motivi, ad esempio per non deludere i propri lettori o per non compromettere future proposte di lavoro, o anche per evitare offese e insulti del ridicolo bullismo on-line: da qui ad una "spirale del silenzio social" il passo, probabilmente, è breve.