I Fratelli si riuniscono per parlare di "Consenso per un' azione familiare produttiva" nella villa di Pocantico Hills, a picco sul nastro colore acciaio del fiume Hudson. I Cugini preferiscono dibattere di "Leadership e Famiglia". I Nipotini hanno scelto come sigla "Quinta generazione".

Quanto ai mariti e alle mogli dei Cugini e delle Cugine la loro associazione si chiama "Parenti Acquisiti" e il tema della discussione è spesso "Come accettare ricchezza e cognome dei nostri coniugi". Si entra nella "Parenti Acquisiti" sposando un Cugino. Il divorzio - frequentissimo nel clan - comporta l' espulsione.

Solo una famiglia al mondo distingue le generazioni non tra Nonni Genitori Nipotini ma in organizzazioni formali, con tanto di meeting annuali e dibattiti a tema: i Rockefeller d'America. Come si chiama il ricchissimo rivale di Paperon de' Paperoni? Rockerduck, Papero Rockefeller. Danaro, stile, filantropia.

Questa la sigla della famiglia fondata da John Rockefeller senior e arrivata ai ragazzini della Quinta (e in fasce c'è già la sesta) generazione.

Ora sul nome Rockefeller piomba la parola impensabile: bancarotta.

Tutto per l' appezzamento di terra più illustre al mondo, il Parco della Vittoria del Monopoli Planetario. Rockefeller Center, per l' appunto. Un giardino di fiori ed erbe curato alla giapponese. Una pista di pattinaggio che fa innamorare ogni inverno legioni di ragazzini e ragazzine. Intorno dodici edifici ricchissimi. Proprietaria del terreno, fino al 1984, la Columbia University, dopo il Comune e la Chiesa Cattolica il piu' potente palazzinaro di New York.

John Rockefeller aveva l' affitto e, durante la Depressione degli anni Trenta, costruisce per 135 milioni di allora i grattacieli. Successo estetico, mediocre risultato economico. Troppa concorrenza, troppi uffici. Il boom immobiliare degli anni 70 rivaluta l' investimento, ma solo nel 1984 i Rockefeller convincono l' arcigna Columbia a vendere il terreno, 400 milioni di dollari (un milione di dollari uguale un miliardo e 700 milioni di lire).

La proprietà del Rockefeller Center passa ai giapponesi della Mitsubishi Estate Company, 80 per cento, e agli eredi Rockefeller, 20 per cento. L' affare lo fa l' università, perche' il mercato degli immobili cede subito dopo, di un terzo.

Risultato: giapponesi e Rockefeller devono pagare mutui alle banche per un miliardo e 300 milioni di dollari l' anno e gli affitti non coprono la spesa. Rissa in tribunale tra i due proprietari, la Mitsubishi accusa gli eredi di volere speculare ancora, i Rockefeller parlano invece di malafede. Un giudice dal nome magnifico, Prudence Abram, rinvia la causa per bancarotta all' 11 giugno, non prima che il potente IRS, ufficio delle tasse, annusi guadagni e si prepari a imporre un' imposta di 190 milioni di dollari.

Triste primavera 1995 per i Rockefeller. Il loro cognome celebra il primo miliardario d' America, John D. Rockefeller. Un ragioniere che investi' 4000 dollari in una raffineria petrolifera, trasformandola nel monopolio Standard Oil. Il suo manager Frederick Gates, vedendolo una notte curvo a studiare nuovi investimenti, lo ammoni' "La sua ricchezza corre e si accumula come una valanga. Deve distribuirla in fretta, altrimenti seppellirà lei e la famiglia".

Rockefeller credeva nell' etica dei puritani. "Non c'è nulla di meno piacevole di una vita di piaceri". Diede in beneficenza mezzo miliardo di dollari. Nel 1914 la sua fortuna ammontava a un miliardo di dollari del tempo, 15 miliardi di oggi. Suo figlio John junior distribui' a universita' , ospedali e centri culturali 552 milioni di dollari. La terza generazione, Abby, John III, Nelson, Laurance, Winthrop e David, hanno dato a opere culturali e benefiche 224 milioni di dollari. Sono loro la generazione dei Fratelli, ultimi Laurance, eccentrico filantropo convertito al buddismo Zen, e il banchiere David, a lungo a capo della banca Chase Manhattan. I loro figli sono i Cugini.

Non si sa molto della distribuzione interna del patrimonio Rockefeller. Per capirne la struttura si devono spulciare le carte del Senato, perchè nel 1974 Nelson, già governatore dello Stato di New York, fu vicepresidente con Ford e, per legge (da imitare), dovette mettere la dote in pubblico.

La saga del Rockefeller Center comincia da lì. Per evitare che i figli e i nipoti si rovinassero, i due John Rockefeller, padre e figlio, crearono, nel 1934 e nel 1952, dei trust, dei portafogli di azioni e proprietà, di cui gli eredi possono godere gli interessi, senza pero' intaccare il capitale, salvo eccezionali condizioni. La figlia Abby, per tenere a bada i cacciatori di dote, non potè mai mettere mano al capitale. Ogni nuova generazione un nuovo "trust". Sole bocciate le figlie di Abby, Abby II e Marilyn Milton: nessuno sa perchè, forse per punire la madre del divorzio, forse perchè non fu abbastanza filantropa. Gli altri Rockefeller godono ancora di poco meno di quattro miliardi di dollari, investiti in aziende, petrolio, immobili, azioni. A testa circa 40 milioni di dollari.

Secondo calcoli della rivista Fortune, ogni Rockefeller vivente riceve interessi di un paio di milioni di dollari l'anno. Ma, come ha scritto il cugino Nelson Aldrich nel suo libro "Old Money", soldi antichi, gli eredi Rockefeller sono Consumatori di danaro, non produttori. Per imitare gli zii Nelson e Winthrop, governatori di New York e Arkansas, il Cugino Jay Rockefeller investe nelle campagne elettorali 30 milioni di dollari. E' eletto governatore in West Virginia e poi senatore. Ma il piatto piange. Aldrich dedica il suo libro "all'eredita' , che mi permette di vivere senza lavorare".

L' America deve molto ai Rockefeller. La musica adorabile del Lincoln Center, le corsie dell' ospedale Sloan Kettering, specializzato in oncologia, le sequoie dei parchi californiani, sono tutte, in qualche modo, sponsorizzate dai Rockefeller. E i Rockefeller devono molto all' America. Nel classico "America' s Sixty Families", Ferdinand Lundberg ricorda che al Senato sedeva "un gruppo di senatori detti il partito Rockefeller", per la loro fedelta' agli interessi del clan. Prezzi, dazi, tariffe, sindacati, import export, tutto veniva manipolato per favorire il monopolio Standard Oil.

Tra successo economico e filantropia, la generazione dei Fratelli vede prima Winthrop cedere all'alcol e alle feste e poi, per resistere all'ira del padre, emigrare nel lontano Arkansas. Quindi la lotta tra i due Fratelli superstiti, Laurance, ecologo della prima ora, e David, banchiere. Laurance vuole intaccare il capitale protetto dai trust, David proteggerlo ancora. Vincera' Laurance, appoggiato anche dai Cugini. Il leader dei Cugini e' David jr. che persuade a stento il padre: "Non possiamo distribuire una ricchezza che non produciamo più". I Cugini, infatti, vanno ognuno per la sua strada. C'è una nuova Abby, marxista, che dichiara "Ho dato soldi a tutti, maoisti, ecologisti, comunardi, tutti". S' è poi specializzata nel commercio di toilette ecologiche. C'è Steven, docente di teologia e buddista Zen, come lo zio Laurance, che sposò una sua cameriera norvegese facendo scandalo e tre bambini. C'è Sandra che vive in reclusione a Cambridge, Massachusetts: cercò di incassare il proprio patrimonio per regalarlo. Glielo impedirono. Da allora non vede piu' nessuno. C' e' chi ha cambiato nome, volendo del clan solo i soldi. Chi nel ' 68 "piangeva di chiamarsi Rockefeller". E c' era Michael, annegato al largo della Nuova Guinea nel 1961: "Sogno di essere degno di mio padre e mio nonno" scriveva in una lettera del 1959. Trent' anni prima suo padre Nelson, il futuro vicepresidente, scriveva "Mio nonno è una quercia, io un arbusto. Spero di non deluderlo".

A tenere insieme questo misto di ricchezza, orgoglio, insicurezza, genealogia sono gli uomini della Stanza 5600, l' Ufficio di Famiglia. Una suite arredata poveramente ma con degli Chagall e dei Matisse alle pareti, al 56esimo piano del numero 30 di Rockefeller Plaza. Là si amministra la fortuna Rockefeller. Là si distribuiscono dividendi e si compilano tasse. Alla Stanza 5600 si approvano le donazioni e si assegnano gli alimenti dopo i divorzi. Inutile chiedere accesso al capitale. Stanza 5600 dice sempre di no. Al punto che, esasperati, i Cugini hanno incaricato David Junior di lavorare in persona nella Stanza, per dire la propria ai funzionari che incarnano la frugalità del Fantasma del Bisnonno e dello Spettro del Nonno Rockefeller. Adesso Stanza 5600 ha parlato: né i Cugini, né la Quinta, né soprattutto la Sesta generazione di poppanti, potrà vivere di rendita a due milioni di dollari l' anno. Bisogna produrre ricchezza, investire soprattutto in Asia e in America Latina prima che i troppi eredi prosciughino i trust.

Bisogna rischiare. Capitale, faccia, nome di famiglia e anche il Rockefeller Center.